Netflix ha capito che il tema “organizing” attira (l’ho sempre pensato anche io…) e ancora una volta non si lascia sfuggire gli appassionati di rivoluzioni organizzative e trasformazioni generatrici di “oh my God” a profusione, producendo una nuova serie TV dedicata all’organizzazione.

E se nella prima esperienza aveva scelto come protagonista la famigerata Marie Kondo (chi sennò?) ora, nella seconda serie prodotta, le protagoniste sono due professional organizers americane Clea Sherer e Joanna Teplin che insieme hanno fondato “The Home Edit“: una vera e propria azienda di organizzazione domestica, che ha la sua base a Nashville, in Tennessee (USA).

Clea e Joanna hanno costruito un attività davvero fiorente, poichè oltre alla loro attività di consulenti di organizzazione, hanno scritto un libro, hanno creato una vastissima linea di prodotti di organizzazione, vantano collaborazioni prestigiose come quella con “The Container Store“, e sono seguite sul loro profilo Instagram da più di cinque milioni di persone, ad oggi.

Non stupisce quindi che siano diventate protagoniste di questa serie Netflix uscita a settembre del 2020, per raccontare il mondo dell’organizzazione domestica dal punto di vista americano, questa volta.

E questo aspetto è già una prima cosa da sottolineare: se Marie Kondo portava un messaggio di stampo orientale, “The Home Edit” è espressione dell’organizing americano, con pregi e difetti, anche in questo caso!

Cosa racconta le serie TV “Get Organized”

In otto puntate da quarantacinque minuti circa ciascuna, vengono raccontati due interventi delle due P.O., uno dei quali a casa di un personaggio famoso (del calibro di Eva Longoria, Reese Whiterspoon, Khloé Kardashian e Neil Patrick Harris…) e l’altro a casa di persone comuni.

Le puntate hanno tutte una struttura simile, e seguono le fasi del metodo di “The Home Edit”:

  1. Goals (obiettivi): vengono definiti gli obiettivi dell’intervento, che si formulano in base alle richieste del cliente.
  2. Contain (contenimento): elemento caratteristico di questo metodo è l’uso di contenitori per organizzare ogni categoria di oggetti. Lo stile di Clea e Joanna preferisce quasi sempre contenitori in acrilico trasparente, che sono quasi il loro marchio di fabbrica al punto di averne prodotti di propri!
  3. Edit (modificare): la disposizione degli oggetti viene modificata, al fine di perseguire una maggiore comodità e funzionalità.
  4. Categorize (categorizzare): lo spazio viene organizzato separando le varie categorie di oggetti, opportunamente inscatolati perlopiù.

Il racconto ovviamente riporta anche il vissuto e la condivisione delle due P.O., e delle persone che sono state protagoniste della puntata, per raccontare la loro esperienza e le loro emozioni.
Come nel caso della serie con Marie Kondo, viene dato largo spazio al vissuto emotivo delle persone, perché non dimentichiamoci che quello che conta è l’impatto di una migliore organizzazione sulla vita e sulle emozioni.
E questa è una cosa che hanno in comune i P.O. di tutto il mondo!

Ti dico cosa ne penso: le differenze con il mio modo di lavorare

Quello che mi sembra interessante fare ora, e come avevo fatto un bel po’ di tempo fa anche per la serie dedicata a Marie Kondo (se ti interessa l’articolo te lo metto qui: “Il magico potere della realtà“) è fare un po’ il confronto tra il modo di lavorare che ho io come Professional Organizer in Italia, e quello delle P.O. americane che vediamo descritto in questa serie, ovviamente per quello che si può vedere da una serie TV…

  • Mi è un po’ dispiaciuto vedere che nel racconto dell’intervento era dato poco spazio all’incontro con il cliente e alla raccolta delle sue richieste. Certo, la puntata voleva raccontare altro, ma mi sarebbe piaciuto che fosse stato dato più risalto a questo momento, che è certamente molto importante, anzi direi fondamentale per la buona riuscita dell’intervento. Ecco, nel mio caso la chiacchierata iniziale dura molto di più!
  • Un grandissima differenza, che mi fa un po’ roteare gli occhi al cielo, è che tutto il processo di riorganizzazione avviene senza la presenza del cliente. Cioè, se la Kondo dava istruzioni e se ne andava, lasciando il cliente a lavorare da solo, qui invece è il cliente ad andarsene, lasciando le P.O. lavorare in autonomia, per poi tornare a lavoro concluso. Una sorta di progetto “chiavi in mano”.
    Anche questo aspetto è molto lontano dal modo che ho di lavorare io, perché (a parte casi particolari) è una caratteristica fondamentale quella di lavorare a fianco del cliente, poiché è lui il protagonista della trasformazione, è lui che prende le decisioni, è lui che esprime le sue preferenze e determina il corso del lavoro.
    Come dico sempre, il mio scopo non è farti vedere quanto sono brava io a mettere mano alle tue cose e rendere tutto ordinato e organizzato, ma è quello di trovare il tuo modo personale, sostenibile e piacevole, per la tua organizzazione e insegnartelo. E come potrei farlo su tu non fossi presente?!
  • Quest’altra osservazione si lega alla precedente, quando parlo di personalizzazione e sostenibilità: sì ok, belle le scatole in plastica trasparente tutte uguali, belle le etichette adesive con il font personalizzato, bella la disposizione seguendo i colori dell’arcobaleno…
    Ma poi, quando le telecamere se ne sono andate e gli abbracci di gratitudine sono passati, questo sistema regge? Funziona, una volta calato nella vita di tutti i giorni? Sarà sostenibile per il cliente e la sua famiglia? Tiene botta sotto il colpo delle abitudini, che mi sa tanto che qua non sono neanche state prese in considerazione? Ecco, vista così, secondo me no.
    Almeno, questo non è il modo in cui lavoro io perché io credo in un altro tipo di organizzazione. Quella meno “effetto WOW” ma certamente più potabile, più normale, più adatta alla vita quotidiana. Che non è soggetta a regole ferree di stile e accessori, ma segue le possibilità ed esigenze e come tale viene portata avanti nel tempo, perché non è faticosa da mantenere e soprattutto è flessibile. Mentre, siamo sicuri che la scala cromatica sia il modo universalmente più comodo e funzionale per organizzare i libri?…

Ma c’è anche qualcosa che mi è piaciuto, eh!

Ora, per non sembrare una completa criticona, ti dico anche cosa ho apprezzato di questa serie, perché qualcosa c’è!

  • E’ stato bello vedere come “The Home Edit” sia una vera e propria azienda, quindi una vera squadra di persone che lavora assieme e ha come missione l’organizzazione domestica. Infatti oltre a Clea e Joanna, vi erano una serie di giovani collaboratrici e anche un gruppo di tecnici che davano il loro contributo ai progetti.
    Ecco, mi è piaciuto vedere questo lavoro di squadra, perché mi ha fatto sognare che anche in Italia un giorno si possa creare qualcosa del genere!
  • Il racconto delle vicende ha lasciato trasparire anche momenti di difficoltà, qualche incertezza e dubbio. Anche qualche intoppo vero e proprio. E quindi ho apprezzato che non vi fosse l’intento di descrivere tutto “rose e fiori” perché così non è, nel lavoro vero.
  • Clea e Joanna sono molto simpatiche, sono due personalità brillanti e creano molta empatia con lo spettatore. Questo le fa percepire come due amiche che vorresti assolutamente avere nella tua cerchia di amicizie!

Organizzazione tra glamour e comodità

Con questa serie TV quindi si può trascorrere senza dubbio del tempo piacevole, facendosi gli occhi con queste organizzazioni luccicanti, trasparenti e dei colori dell’arcobaleno. Ma se, come me, guardi il tutto anche con un occhio che non voglio definire “critico” quanto piuttosto “professionale“, potresti accorgerti anche tu che vi è un forte messaggio di organizzazione “instagrammabile” super d’effetto e stilisticamente molto accurata, e questo a mio avviso non gioca sempre a favore.

Il rischio è che le persone pensino che organizzare la propria casa voglia dire quello, e potrebbero percepirlo come irraggiungibile, perché magari troppo sofisticato da realizzare. Invece il messaggio che voglio lanciare io, e che lancio qui sul mio blog in ogni mio articolo, è che l’organizzazione è raggiungibile da tutti! Si può fare anche con le scatole di cartone e le etichette di nastro adesivo di carta, ma quello che conta è la sensazione che si otterrà alla fine.

Organizzare il proprio spazio non significa avere scatole fashion e etichette super glamour, significa fare chiarezza, ordine, trovare ciò che conta, avere quello che ci serve, non perdere tempo a cercare le cose, eliminare il superfluo, riuscire a svolgere le proprie attività con comodità, non perdere le nostre cose, godere di tutte le cose che possediamo, scegliere di cosa circondarsi perché ci fa piacere, sentirsi bene nella propria casa.

Poi per farlo puoi usare gli accessori che vuoi, più o meno WOW, ma quello che mi interessa farti ottenere è la soddisfazione, è la sensazione di leggerezza e sollievo che provi alla fine, e nei giorni a seguire.

Arcobaleno o no.