C’è una alternativa alle giornate piene di cose da fare, in cui fretta e frustrazione ti accompagnano ora dopo ora. In cui non riesci a fare tutto quello che dovresti o vorresti. In cui i tuoi obiettivi vengono puntualmente spostati sempre un po’ più in là perché c’è sempre qualcosa di più importante prima.

Il lavoro che svolgo serve a farti considerare questa alternativa e ti aiuta a scoprire qual è la strada più giusta e comoda per te per arrivarci.

Non smetterò mai di stancarmi di dire che considero l’organizzazione un modo di approcciarsi alle cose della nostra vita. Preferisci essere sempre di corsa e sentire di non avere mai tempo abbastanza oppure riuscire a realizzare i tuoi obiettivi, con serenità ed efficienza? Immagino la seconda. Ecco, in questo l’organizzazione ti può aiutare. Perché grazie all’apprendimento di nuovi metodi, strategie e modalità di strutturazione delle tue attività puoi affrontare le tue mansioni quotidiane e il tuo lavoro in modo più efficiente e produttivo.

Per fare questo la prima cosa da fare è osservarsi e capire cosa stai facendo ora. Per scoprire cosa funzione e cosa no. Fatto questo, si capirà quali abitudini e modalità non sono funzionali e si sostituiranno con altre più utili. Si apprenderanno nuove azioni e comportamenti da mettere in atto per raggiungere lo scopo.

Ecco perché sostengo che un percorso di organizzazione personale aiuti anche a diventare più consapevoli.

Consapevolezza come auto-osservazione e auto-analisi

Ogni percorso di cambiamento comincia con la presa di coscienza dello status quo, di come stanno le cose. Di tutti i miei comportamenti, quali sono utili e funzionali, e quali no?

Se lamento di non avere mai abbastanza tempo, dove e come sto impiegando il tempo che ho?

Se soffro del fatto di non portare a termine i miei obiettivi, come sono strutturati e organizzati gli obiettivi che ho?

Se mi fermo a domandarmi: fare questa cosa in questo modo è utile per me? Non è forse consapevolezza, questa?

Dopo questa analisi sarà più facile individuare gli aspetti migliorabili.

Un gruppo di lavoro che si pone delle domande

Proprio questa mattina ho lavorato con un gruppo di impiegati di una azienda, per provare ad accendere anche in loro la lampadina della consapevolezza nel loro lavoro quotidiano. Le domande che ho fatto e le informazioni che ho dato avevano lo scopo di far riflettere ciascuno di loro sulla propria centralità, all’interno del loro lavoro nel gruppo e nell’azienda. Quando spesso è possibile che siano già instaurati comportamenti automatici e abitudini oramai fisse.

Proprio perché, prima di ogni dinamica di collaborazione e relazione, vi è una gestione personale di risorse: il mio tempo, il mio spazio, la mia attenzione, la mia energia. Se mi fermo a pensare come io posso migliorare la mia gestione di queste risorse, è possibile che poi tutto il gruppo ne trovi giovamento.

Pensate a come sarebbe poter lavorare in un gruppo di lavoro dove ciascuno è cosciente del valore del tempo e dello spazio, proprio e altrui. Dove le attività sono organizzate in modo funzionale, dove ciascuno mette se stesso e il proprio cervello nella situazione migliore per lavorare. Un sogno? Forse, ma possibile!

Questa mia riflessione, che nasce anche dal ricordo delle persone che ho conosciuto oggi, è proprio un invito a riconsiderare la propria centralità: a non farsi sopraffare dalle notifiche, mail, e dalle intrusioni di colleghi ed eventi.

Riprendere il controllo del proprio tempo e della propria attenzione non può far altro che aumentare la produttività e di conseguenza la propria soddisfazione.

Se hai voglia di raccontarmi quello vivi nel tuo lavoro, io ti leggo volentieri!

Scrivimi a info@sarabettella.it

Ti aspetto sul mio sito per scoprire come posso aiutarti ad organizzarti meglio sul lavoro, e sulla mia pagina Facebook e su Instagram se vuoi rimanere in contatto con me.